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Il Papa invita i giovani a "non vivacchiare": "Sognate in grande"


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AGI - Un invito a "non vivacchiare" ma a vivere. A non stare "parcheggiati ai lati della vita, ma in corsa verso traguardi alti, con gioia e con audacia". Dopo il patto di Assisi, Papa Francesco si rivolge ancora una volta ai giovani nell'omelia della messa in occasione della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, al termine della quale si è svolto il passaggio della Croce e dell'Icona di Maria Salus Populi Romani, simboli delle Giornate Mondiali della Gioventù, dalla rappresentanza dei giovani panamensi ai giovani portoghesi.

"Non rinunciamo ai grandi sogni. Non accontentiamoci del dovuto", esorta il Pontefice perché "il Signore non vuole che restringiamo gli orizzonti". "Non siamo fatti per sognare le vacanze o il fine settimana, ma per realizzare i sogni di Dio in questo mondo. Egli ci ha reso capaci di sognare per abbracciare la bellezza della vita. E le opere di misericordia - precisa - sono le opere più belle della vita. Le opere di misericordia vanno proprio al centro dei nostri sogni grandi", le opere di misericordia "rendono eterna la nostra vita", "danno gloria a Dio più di ogni altra cosa" e su queste opere "alla fine saremo giudicati".

Commentando l'ultima pagina del Vangelo di Matteo prima della Passione, Francesco ricorda le "ultime volontà" di Gesù: il bene che faremo a uno dei suoi fratelli più piccoli - affamati, assetati, stranieri, bisognosi, malati, carcerati - sarà fatto a Lui. E il Papa pone alcuni interrogativi: "Faccio qualcosa per chi ha bisogno? O compio del bene solo per le persone care e per gli amici? Aiuto qualcuno che non puo' restituirmi? Sono amico di una persona povera?".

"'Io sono lì, ti dice Gesù, 'ti aspetto lì, dove non immagini e dove magari non vorresti nemmeno guardare, lì nei poveri'. Io sono lì, dove il pensiero dominante, secondo cui la vita va bene se va bene a me, non è interessato", aggiunge e ricorda anche la figura del 18enne San Martino che "aveva vissuto, pur senza saperlo, come i giusti del Vangelo di oggi".

Non bisogna rinunciare quindi ai grandi sogni, è l'invito del Papa ai giovani ai quali sottolinea come la loro realizzazione provenga "dalle grandi scelte", perché noi "diventiamo quello che scegliamo, nel bene e nel male". "Se scegliamo di rubare diventiamo ladri, se scegliamo di pensare a noi stessi diventiamo egoisti, se scegliamo di odiare diventiamo arrabbiati, se scegliamo di passare ore davanti al cellulare diventiamo dipendenti. Ma se scegliamo Dio diventiamo ogni giorno più amati e se scegliamo di amare diventiamo felici".

"E' così - ribadisce -, perché la bellezza delle scelte dipende dall'amore: non dimenticare questo". Gesù sa che "se viviamo chiusi e indifferenti restiamo paralizzati, ma se ci spendiamo per gli altri diventiamo liberi. Il Signore della vita ci vuole pieni di vita e ci dà il segreto della vita: la si possiede solo donandola". Francesco ricorda anche che "ci sono degli ostacoli che rendono ardue le scelte", "spesso il timore, l'insicurezza, i perché senza risposta".

Anche qui un'indicazione chiara: l'amore "chiede di andare oltre, di non restare appesi ai perché della vita aspettando che dal Cielo arrivi una risposta". "L'amore spinge a passare dai perché al per chi, dal perché vivo al per chi vivo, dal perché mi capita questo al per chi posso fare del bene. Per chi? Non solo per me: la vita è già piena di scelte che facciamo per noi stessi, per avere un titolo di studio, degli amici, una casa, per soddisfare i propri interessi, i propri hobby".

E oltre ai dubbi e ai perché che insidiano le grandi scelte generose, "ci sono tanti altri ostacoli, tutti i giorni", continua Francesco elencando "la febbre dei consumi, che narcotizza il cuore di cose superflue", "l'ossessione del divertimento, che sembra l'unica via per evadere dai problemi e invece è solo un rimandare il problema", "il fissarsi sui propri diritti da reclamare, dimenticando il dovere di aiutare", "la grande illusione sull'amore, che sembra qualcosa da vivere a colpi di emozioni, mentre amare è soprattutto dono, scelta e sacrificio".

Ed ecco l'invito: "Scegliere, soprattutto oggi, è non farsi addomesticare dall'omologazione, è non lasciarsi anestetizzare dai meccanismi dei consumi che disattivano l'originalità, è saper rinunciare alle apparenze e all'apparire. Scegliere la vita è lottare contro la mentalità dell'usa-e-getta e del tutto-e-subito" e infine dà un "ultimo consiglio per allenarsi a scegliere bene": fare attenzione alle due domande che sorgono dentro di noi. Non "che cosa mi va di fare?", domanda "che spesso inganna, perché insinua che l'importante è pensare a sè stessi" ma "che cosa ti fa bene?".

"Qui sta la scelta quotidiana, che cosa mi va di fare o che cosa mi fa bene? Da questa ricerca interiore possono nascere scelte banali o scelte di vita, dipende da noi", conclude.

Prima di salutare i fedeli in piazza San Pietro per l'Angelus, il Pontefice ha rivolto un saluto speciale alle tante famiglie che in questo periodo hanno perso il lavoro e ha invitato i fedeli "ad andare a cercare dove c'è necessità, dove è Gesù nel bisogno" e ha ricordato il terremoto che 40 anni fa "semino' morte e distruzione" in Irpinia: "Quell'evento drammatico, le cui ferite anche materiali non sono ancora del tutto rimarginate, ha evidenziato la generosità e la solidarietà degli italiani. Ne sono testimonianza tanti gemellaggi tra i paesi terremotati e quelli del nord e del centro, i cui legami ancora sussistono. Queste iniziative hanno favorito il faticoso cammino della ricostruzione e, soprattutto, la fraternità tra le diverse comunità della Penisola".

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